FRONTE DEL PORTO GENOVA FOREHEAD IN THE PORT GENOA

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AUTOPRODUZIONE:I NODI CHE VENGONO AL PETTINE

 
Sembra che l'autorizzazione a GNV di utilizzare proprio personale di bordo(marinai) per le operazioni portuali,diventi dopo anni che questo avviene come da altri armatori (Messina) il casus belli,allora è necessario ristabilire alcune verità storiche facilmente verificabili.
La prima verità è che l'Italia è l'unico paese Euopeo che autorizza l'AUTOPRODUZIONE o AUTOASSISTENZA (ART.8 del D.M.585 del95),se la memoria non mi inganna allora ministro BURLANDO.
In molti ricorderanno i reiterati tentativi capeggiati dalla defunta (ce ne dispiace al di là delle sue colpe)Sig.ra DE-PALACIO di introdurre l'AUTOPRODUZIONE in Europa,per ben due volte respinti dal parlamento Europeo (2003-2005) dopo durissimi scioperi e scontri di piazza promossi da tutti i sindacati Europei;Tutti tranne che i sindacati Italiani,che paradossalmente,mentre i Portuali Europei scioperavano per non vedersi sostituiti dai marittimi,nell'unico paese dove questo era già consentito non solo non si scioperava ma si faceva di fatto opera di crumiraggio scaricando le navi che fuggivano dai porti in sciopero.(dai scioperi politici del dopoguerra contro l'imperialismo americano e contro il colonalismo per l'emancipazione dei popoli al crumiraggio attivo sic)Altro che come si afferma nell'articolo si sono organizzati scioperi e manifestazioni contro l'autoproduzione.
E chiaro che questa regressione politica e sindacale che verifichiamo attraverso le inchieste giudiziarie sulla lottizzazione del porto come su altre inchieste (appropiazione indebita dl bene pubblico,sino a quando la magistratura sarà lasciata in grado di farle)ha cause responbilità e scopi precisi,quello fondamentale è;visto che non si è in grado di competere sulla efficienza ( produttività meno di 1 TEU x metro quadrato per anno contro i 3-4 dei porti efficienti del NORD come del SUD Europa)si è tutti d'accordo di competere nell'unico modo fallimentare che l'inettitudine data consente,il COSTO DEL LAVORO.
                                                                                        
      EX PORTUALE,EX DELEGATO SINDACALE,EX SEGRETARIO DEL CIRCOLO DEI LAVORATORI PORTUALI E DEL TRASPORTO MERCI DI GENOVA EX(PRC)
                                                                            
 
                                                                                                                    attualmente luigi guasco

“Il Terzo valico glielo paghiamo noi”

 

Leggiamo la notizia che i presidenti di Piemonte e Liguria, Mercedes Bresso e Claudio Burlando, si offrono di finanziare il tratto ad alta capacità Genova –Rotterdam utilizzando gli introiti dell’extra gettito del porto di Genova.  

Ancora una volta la politica e la pubblica amministrazione si occupano di portualità solo per denaro.  

In un porto dove i binari ferroviari sono stati tolti, per fare sempre più spazio, la politica pensa che la soluzione per il rilancio sia un altro costosissimo buco. 

Le risorse portuali potrebbero essere investite:

 

  1. Per migliore e potenziare le linee  ferroviarie esistenti, i treni in partenza potrebbero essere smistati tra la Voltri –Alessandria e la Genova Mignanego – Alessandria.
  2. Creare un autoparco dove gli autotrasportatori possano parcheggiare i loro mezzi senza intasare la viabilità portuale e cittadina.
  3. Aprire la strada interna, sul torrente Polcevera “la strada del Papa”, e convogliare i traffici passeggeri e merci sul casello di Genova Cornigliano, alleggerendo il casello autostradale di Genova Sampierdarena e il tratto autostradale per Milano.

 I soldi pubblici potrebbero essere investiti per migliorare le condizioni del porto, le sue infrastrutture interne, la viabilità, la sicurezza, e quindi migliorare le condizioni dei lavoratori e dei cittadini genovesi.

 

Non servono altri buchi quelli che abbiamo nelle tasche, noi lavoratori, bastano e avanzano.

 

03/03/08

 

LA MERCE E’ ASSASSINA

 

 

 

La legge si mette in moto a tragedia ultimata. Ricerca i colpevoli, le cause, ma non riesce, e non può evidenziare le ragioni del perché succedono queste cose, gli infortuni sul lavoro. I motivi sono molteplici e complessi, devono essere considerati tutti, per evitare che a pagare sono i lavoratori.

 

NAVI: molte vecchie carrette, riadattate per trasportare merce diversa. I lavori costano e spesso gli armatori rimandano alcuni lavori e riparazioni, in nome del guadagno.

 

RITMI: questi sono dettati dalla merce e dal contratto di noleggio della nave che la trasporta. Gli armatori, che devono guadagnare, affittano a condizioni capestro le loro navi. Sempre più spesso ci sono navi già in controstallie ancora prima di entrare in porto.

 

(controstallie: supplementi tariffari applicati quando i tempi di carico e scarico di una nave risultano superiori a quelli prestabiliti).

 

CONDIZIONI: per evitare di pagare le controstallie il proprietario della merce cerca di utilizzare al massimo i tempi di sbarco/imbarco. Non esiste pioggia, freddo, notte o giorno, soltanto il vento, per ora, è per loro un nemico imbattibile.

 

RECORD: spesso molti sparlano di porto dei record, di sbarchi record, dimenticando che dietro a questo ci sono lavoratori. Ci viene da domandarci, c’è un limite al record? Con quali infrastrutture portuali i lavoratori fanno i conti tutti i giorni?

 

 

Questi per noi sono i nodi da sciogliere per riportare il lavoro in sicurezza, per  lavorare nella giusta maniera, con i giusti tempi. Possiamo istituire tutti i controlli che vogliamo, ma se non affrontiamo il problema nel suo insieme, sarà una soluzione a metà.

 

Non vogliamo che a pagare siano i lavoratori, la responsabilità è di altri.

 

Solidarietà alla famiglia di Fabrizio e al caposquadra della CULMV.