We are at the final scenes of a "tragedy" that will see only the victims as dock workers, the last affondo the former company is on the desks of elites. Wait, now, a solution that does not come from elites unable to answer serious and valid. At stake is the future of the port, at stake is the future of thousands of workers. Unfortunately we were right, what we said and that is written here is coming true, those who yesterday were sentenced today we must tell us what is the solution. We are convinced that we will be filled from the silence.

FRONT OF PORT

Siamo alle scene finali di una "tragedia" che vedrà come vittime soltanto i lavoratori portuali, l'ultimo affondo alle ex Compagnie Portuali è sulle scrivanie dei gruppi dirigenti. Aspettiamo, ora, una soluzione, che non arriverà, da gruppi dirigenti incapaci di dare una risposta seria e valida. In gioco c'è il futuro dei porti, in gioco c'è il futuro di migliaia di lavoratori. Purtroppo avevamo ragione, quello che abbiamo detto e che qui è scritto si stà avverando, quelli che ieri ci hanno condannato oggi devono dirci qual'è la soluzione. Siamo convinti che saremo coperti dal silenzio.

FRONTE DEL PORTO

Da FRONTE DEL PORTO

 

Noi vogliamo difendere il lavoro e i lavoratori, la dignità, il salario e la sicurezza del lavoro. NON ci interessa fare gli IMPRENDITORI, 18 anni di ex Compagnie impresa ci hanno portato a risultati che sono sotto gli occhi di tutti, specialmente dei lavoratori. L'articolo che segue potrebbe essere titolato "Quando i lavoratori diventano padroni", l'autogestione è fallita e VOI non potete essere uomini buoni per tutte le stagioni, se l'agenzia è, con una chiara e precisa discussione sindacale, la soluzione per riaquistare sicurezza e dignità, NOI LA VOGLIAMO.

 

PERCHE’ NON SI LIMITA A FARE IL SINDACO????????? Non parlate di quello che non sapete.

 

 

Vincenzi: "Più democrazia nella Culmv e in porto i privati devono assumere"

Il sindaco all´attacco: sprona i camalli al confronto con il mercato e i terminalisti a investire nello scalo. Aponte è stato cacciato da Genova, abbiamo bisogno di uno come lui anche per il rilancio dell´aeroporto
di Enrico Pedemonte

«È curioso che a Genova la questione del porto venga affrontata dal Prefetto», ironizza Marta Vincenzi. Il sindaco usa parole forti e va all'attacco della Culmv e degli imprenditori portuali. La drammatica assenza di Paride Batini dalle trattative sul futuro del porto e l'anomala presenza del prefetto sono i segnali che il dramma senza fine dello scalo genovese sta forse arrivando all'epilogo. Molti temono che alla fine, come in passato, la trattativa porti a un compromesso di basso livello che serve a pacificare gli animi ma non a rilanciare lo scalo. Forse per questo il sindaco ha deciso di usare parole forti, per scuotere le coscienze. Sindaco, dove sbagliano i camalli? «La Compagnia deve accettare le regole. Non esiste giustizia senza regole. Bisogna prendere atto che qui la normativa nazionale sui porti è fallita e la legge non è stata applicata. La compagnia deve decidere se essere in concorrenza con gli altri operatori, o se partecipare alla gara come mi auguro e come prevede la legge. Ma il problema si pone per tutti i soggetti della comunità portuale. Le imprese devono operare nel rispetto delle leggi vigenti e assumere il personale che serve per il lavoro ordinario. Le concessioni possono essere date e mantenute solo rispettando i piani di impresa». Chiede che le concessioni siano revocate? «Non spetta a me. Io dico che le scelte della Compagnia sono andate a braccetto con gli interessi dei terminalisti del porto. Entrambi devono fare il salto. È strano che questa fase sia gestita dal prefetto. Ho molta simpatia per Anna Maria Cancellieri, che è mia amica e sta gestendo bene questa vicenda. Ma è curioso che in questa città la questione del porto venga sollevata da don Gallo e risolta del prefetto... «. Forse perché si tratta di un problema di ordine pubblico... «Tutti lo temono. Per questo è importante trovare una soluzione. D'altra parte il presidente Luigi Merlo ha ereditato una situazione pasticciata in porto, dove siamo andati avanti per anni puntando sulle relazioni personali, coinvolgendo personaggi come Siri, ma evitando la trasparenza istituzionale. Nel bene e nel male Batini rappresenta questa dimensione genovese, un po' come De André». 

Quale dimensione?
«Con la sua leadership Batini è il simbolo della emancipazione attraverso l'autonomia del lavoro. Si tratta di una tradizione tipica di Genova, dove non è mai esistito l'operaio massa. Ma questo, se da una parte ha prodotto il modernissimo superamento delle gerarchie, ha anche alimentato l'arte arcaica di arrangiarsi sui moli senza intermediazioni. E ha reso inagibile il ruolo dello Stato e delle amministrazioni pubbliche sui moli».

Lei teme che i camalli possano pretendere ancora una volta il lavoro in esclusiva?
«Mi sembra difficile. Sarebbe una soluzione anomala rispetto alle regole europee. Bisogna farli arrivare alla gara. Ci sono anche istituzioni che vorrebbero saltare questa fase, puntando su una gara senza partecipanti. Ma non sarebbe un bene perché perpetuerebbe l'anomalia. Il problema è che in questi ultimi anni la Culmv ha continuato ad assumere. Erano 5-600, ora sono più di mille».

È stato un errore?
«Uno degli errori. Pensavano che le cose sarebbero andate avanti così all'infinito».

Molti polemizzano perché hanno assunto quasi solo i figli dei soci...
«Inizialmente questo aveva a che fare con l'autonomia del lavoro e l'espansione dei diritti. Poi è diventata solo assenza di democrazia. Assumendo solo i figli dei soci ti poni al di fuori delle regole del contesto democratico. Questo comportamento si basa su un cultura profondissima che non possiamo ammazzare ma dobbiamo aiutare ad evolvere nel contesto delle regole internazionali. Difendendo i più deboli. Credo che Batini lo capisca».

Quale sarebbe la soluzione migliore?
«I portuali devono partecipare alla gara, ma nello stesso tempo chiedo che si imponga ai terminalisti di assumere gli esuberi della Compagnia. Ragionando a spanne, direi che i terminalisti dovrebbero assumere circa trecento persone. E la Compagnia potrebbe restare con altri sette-ottocento. Fino a oggi i terminalisti hanno utilizzato a loro favore l'assenza di regole senza pagare pegno».

 

Si spieghi...
«Ci hanno guadagnato sopra senza fare assunzioni, mentre la legge prevede che per avere le concessioni dovrebbero assumere un certo numero di persone. Bisogna verificare quanti sono stati assunti dai vari terminal. Da qualche mese sento dire che non si può chiedere ai terminalisti di assumere in tempo di crisi. Ma questi non hanno mai fatto assunzioni, nemmeno quando la crisi non c'era! Questa è l'occasione per creare regole certe per tutti. La Compagnia non è l'unica a dover cambiare. Basta osservare quello che sta accadendo a Voltri con lo scambio azionario tra Sech e Vte».

Molti temono che si crei un cartello...
«C'è stata una presa di posizione molto dura da parte dei più importanti operatori internazionali che vedono in questa operazione una chiusura del porto verso le grandi imprese. Al contrario, bisogna applicare le regole della concorrenza comunitaria e allearsi con i grandi operatori che oggi preferiscono andare altrove».

Vuole recuperare un imprenditore come Aponte, leader della Msc, il numero due del mondo?
«Aponte è stato mandato via da Genova. Sono stata nel suo ufficio di Ginevra e alle spalle c'era la carta del mondo con tutte le città in cui sono presenti le navi Msc, ma Genova non c'era. Il mio obiettivo è rimettere il pallino di Genova su quella carta. Se vogliamo espandere il porto delle merci e dei passeggeri legando questo sviluppo alla soluzione del problema dell'aeroporto, allora abbiamo bisogno di un imprenditore come lui».

Aponte potrebbe comprarsi l'aeroporto?
«Ha mostrato serio interesse. Il Comune non è azionista dell'aeroporto e ad alcuni dà fastidio che io ne parli, ma io devo occuparmi delle questioni della città. Trovare un operatore che metta insieme sviluppo del porto e dell'aeroporto è uno dei nostri imperativi categorici».

 

(14 gennaio 2009) La Repubblica